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Le Veneri

Le Veneri di Parabita sono due statuine databili al Paleolitico superiore (circa 25.000 anni fa) ritrovate insieme a resti faunistici , a frammenti litici e a due resti scheletrici, uno maschile e l’altro femminile, nel 1966 da due appassionati professionisti locali, i proff. G. Piscopo e A. Greco, in una grotta carbonatica del comune di Parabita denominata successivamente la Grotta delle Veneri. Sono il primo rinvenimento di opere d’arte di tale specie nel Salento e richiamano altre ritrovate in Francia, Germania, Russia. Cecoslovacchia, Malta (in tutto una trentina).
Le due statuine rappresentano due figure femminili e misurano rispettivamente 9 e 6,1 cm. di altezza. Di colore biancastro, sono state ricavate da schegge ossee di diafasi di Bos primogenius o Equus caballus. La faccia non presenta lineamenti precisi mentre le spalle sono spioventi da cui partono le braccia che si congiungono sotto il ventre prominente; le mammelle, in una, sono del tipo “ad otre”, nell’altra pendule; così pure la regione pubica è più accentuata in una rispetto all’altra.
Questi corpi femminili, adiposi ed esuberanti di ipertrofica carnosità, probabilmente oggetto di culto, potrebbero aver simboleggiato la fecondità e la conservazione della vita, la Genetrix: una madre che da l’alito della vita.
Attualmente le due statuine sono conservate nel Museo Archeologico di Taranto.


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